Talita sulla ferrata Colodri
Outdoor Vie Ferrate

Colodri: la mia prima via ferrata!

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09/10/2020

Breve premessa…

Premetto che conoscendomi non avrei mai pensato che un giorno avrei avuto il coraggio di cimentarmi nelle ferrate. Amo la montagna e nel corso della vita ho fatto innumerevoli escursioni, ma la paura del vuoto mi ha sempre accompagnata. Non soffro di vertigini ma essere “appesa” ad una roccia, non era certo tra i miei progetti. Questo fino al 2011, quando dentro di me ha iniziato a crescere la voglia di spingermi un po più in là (o forse dovrei dire un po più in su). E così una sera dopo lavoro, grazie al supporto emotivo della mia carissima amica Ale, ho finalmente preso il coraggio di affrontare la mia prima via ferrata. La scelta è ricaduta su quella del Colodri, che prende il nome dall’omonimo monte situato ad Arco (TN), perché considerata da tutti una via facile per chi si approccia a questo sport per la prima volta.

Il Monte Colodri e il cartello SAT che indica il sentiero

Il Monte Colodri (a sinistra) e il cartello SAT che indica il sentiero (a destra).

Verso l’attacco della ferrata Colodri…

Il sentiero 431b si addentra nell’olivaia situata di fronte alla piscina comunale in località Prabi ad Arco (100 m) ed è ben segnalato.  Si sale in leggera pendenza circondati da grandi massi, piuttosto famosi a chi pratica il bouldering. Salendo è possibile vedere anche qualche scalatore attaccato alla falesia sovrastante. In circa 15 minuti si raggiunge la parete est del Monte Colodri, dove si trova anche l’attacco della ferrata. Prima di raggiungere il cavo metallico, abbiamo indossato l’apposito kit (imbrago e caschetto) noleggiato presso il negozio Gobbi Sport, il primo di innumerevoli climbing shops nati ad Arco: una certezza in ambito di qualità, professionalità e cordialità. Forse non tutti sanno che la cittadina di Arco è famosa per l’arrampicata e pullula di negozi dedicati a questo sport.

Talita con indosso il kit da ferrata

Eccomi pronta con il kit da ferrata!

La via ferrata del Colodri

Il comodo sentiero attrezzato del primo tratto

Dopo aver agganciato i moschettoni al cavo metallico, si comincia a salire verso destra su comode roccette, dove è presente una targa con incisa la bellissima “preghiera del rocciatore”. Il sentiero inizia poi a salire a zig zag, fino ad arrivare in un punto pianeggiante da dove si può godere di una splendida vista sul paesaggio arcense. Questo è forse uno dei punti più esposti, ma non presenta alcuna difficoltà tecnica. Fin qui infatti si cammina sempre su comodo sentiero attrezzato, che termina proprio in questo punto panoramico.

Talita sul primo tratto della ferrata e la targa con la preghiera

Io impegnata con i moschettoni sul primo tratto della ferrata e la targa con la preghiera del rocciatore.

La verticalità del secondo tratto

Al termine del sentiero, si inizia a salire verticalmente su roccia, dove sono comunque sempre presenti diversi appigli che agevolano la salita, fino a raggiungere una piccola placca che si attraversa senza difficoltà grazie ad una spaccatura nella roccia che funge da comodo appoggio per i piedi. Poi si prosegue su di un breve sentiero, che dirigendosi verso sinistra, ci porta alla base della grande placca verticale. La roccia è ormai molto levigata dal continuo passaggio di persone, tanto da risultare scivolosa in alcuni punti, nonostante l’ottima suola “Vibram” dei miei scarponi. La placca, oltre ad essere liscia, manca anche di appigli naturali, ma fortunatamente è stata ben attrezzata con pioli e staffe che aiutano a superare i punti più difficili. Seppur più impegnativo del primo, anche questo tratto non presente grosse difficoltà tecniche, ma inizia a dare un’idea del concetto di ferrata ai neofiti di questo sport.

Talita sulle placche del secondo tratto della ferrata

Ed eccomi qui, impegnata a superare le placche del secondo tratto della ferrata.

Il panorama del terzo e ultimo tratto

Superata la placca, si sale ancora in lieve pendenza verso sinistra, fino a raggiungere l’ultimo passaggio, attrezzato con comode staffe metalliche.

Talita sulle staffe dell'ultimo tratto della ferrata

Le staffe metalliche che aiutano a superare un tratto verticale. Notare il mio sorriso: un misto tra felicità, adrenalina e stupore per essere arrivata fin qui.

Anche gli ultimi passi su roccia levigata e scivolosa, si superano facilmente grazie all’aiuto del cavo metallico e degli appigli naturali. Consiglio ogni tanto di girare lo sguardo a chi non soffre di vertigini, per godere di uno splendido panorama sulla Valle del Sarca.

Talita sulla roccia che osserva il panorama sulla Valle del Sarca

Io che vinco le mie paure mentre mi giro a guardare giù e la spettacolare vista sulla Valle del Sarca.

La ferrata termina su di un grande pianoro roccioso, caratterizzato da innumerevoli e particolari spaccature, createsi molti anni fa, con il ritiro dei ghiacciai. Da questo ampio “balcone” che sovrasta la cittadina di Arco e il suo bel castello, si apre un meraviglioso panorama sull’Alto Garda e il suo bellissimo lago.

Vista dal pianoro roccioso sul Monte Stivo, il Castello di Arco e il Lago di Garda

La parte finale della ferrata Colodri con vista sulla località di Prabi e il Monte Stivo. La bellissima vista sul Castello di Arco e l’Alto Garda dal pianoro roccioso.

La discesa

Dal pianoro si può raggiungere in pochi minuti la Croce del Colodri (370 m), da dove si imbocca poi il comodo sentiero n. 431 che scende verso sinistra in direzione Laghel. Ma ovviamente noi non abbiamo scelto la via più comoda. Abbiamo preferito addentrarci nel bosco di fronte all’attacco finale della ferrata, dove un piccolo sentiero nascosto e mal segnalato, scende fino ad incrociare il sentiero 431. Particolarmente divertente è stato superare una roccia in stile “Tarzan” grazie ad una corda da arrampicata che qualcuno ha gentilmente lasciato lì, e senza la quale sarebbe stato complicato scendere.

Talita attaccata alla corda sul sentiero mentre scende in stile "Tarzan"

…ma “Tarzan” lo fa!! ahahah

Dall’abitato di Laghel (220 m) si scende per un tratto su strada asfaltata, per poi proseguire nell’olivaia alle pendici del castello di Arco, che vi consiglio di visitare se avete tempo. Da qui si può poi decidere se scendere verso il centro di Arco oppure proseguire fino a raggiungere il grande parcheggio in prossimità del ponte sul Sarca, dove noi abbiamo parcheggiato la macchina.

Le mie considerazioni

La breve ferrata del Colodri non presenta particolari difficoltà e questo la rende un’ottima palestra per i principianti che vogliono avvicinarsi a questo sport, bambini compresi. Nonostante sia una via facile, vi ricordo che la montagna non va mai sottovalutata! Non voglio spaventare nessuno, ma anche su questa via si sono verificati in passato incidenti, alcuni dei quali mortali, spesso accaduti a persone troppo sicure di sé, che l’hanno affrontata senza utilizzare il kit da ferrata. Cosa che io vi sconsiglio vivamente! Potrebbero cadere dei massi o qualcosa potrebbe spaventarvi, quindi assicuratevi di affrontarla in totale sicurezza e rispettate sempre la montagna, consapevoli che la sua naturale bellezza, può nascondere qualche pericolo. Nel periodo estivo è particolarmente frequentata e si possono formare lunghe code quindi se avete fretta, munitevi di pazienza!! 😉

Ringrazio ancora Ale per avermi spronata a superare questa paura e per il ricco servizio fotografico!! 🙂

Dopo questa prima esperienza, con un certo stupore, sono corsa a comprare il kit da ferrata per affrontare nuove adrenaliniche avventure, che non mancherò di raccontarvi nei prossimi articoli… 😉


Dati tecnici e info utili per la vostra escursione

Tabella con caratteristiche tecniche ed informative sulla ferrata

Mappa interattiva

Caricamento della mappa in corso, attendere...
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