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In Transilvania, a caccia di Vlad

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31/01/2021

Partendo da Bucarest è possibile con un’escursione in giornata visitare la Transilvania, addentrandosi attraverso i Monti Carpazi. Nel citare Transilvania e Carpazi, non può non venire in mente il temuto Conte Dracula, noto al grande pubblico grazie al romanzo di Bram Stoker (1897) da cui è tratto l’omonimo film di Francis Ford Coppola con un impareggiabile Gary Oldman (1992). Durante il mio viaggio alla scoperta dei Balcani e di varie destinazioni dell’est europeo, ammetto che la Romania è inserita nel percorso per la sete di conoscenza in merito al vampiro più famoso in assoluto. Devo sottolineare quanto il paesaggio della Transilvania sia bello e rigoglioso, con le montagne che mi ricordano molto i luoghi dove sono nata.

Castello di Peles

Il tour compie due soste prima di giungere al castello di Dracula.  Visitiamo il castello reale di Peles, eretto nella seconda metà del XIX secolo per volere di Re Carlo I. Lo stile è un misto di neorinascimentale e neogotico, con influenze sassoni, quindi tedesche, molto pregnanti. Abituata ai castelli medievali italiani, questo edificio è alquanto imponente ma non traspira quella atmosfera storica cui sono abituata. 

 

Castello di Peles

Brasov

Questa città ha origini molto antiche, vi sono reperti collocabili nel Neolitico. Dopo la “classica” occupazione romana, questa area fu soggetta ai bulgari, ai sassoni, agli ungheresi e fu un crocevia per i commerci e baluardo fortificato. Solamente dopo il secondo conflitto mondiale, Brasov divenne rumena a tutti gli effetti benché l’etnia principale era quella magiara. Durante il periodo di ingerenza sovietica, il nome mutò per la durata di un decennio in Orașul Stalin (Città di Stalin).

Durante il regime dittatoriale di Ceausescu, la città venne tenuta in alta considerazione e sviluppata dal punto di vista industriale. La cura degli edifici, della viabilità e del centro storico denotano ancora oggi l’importanza di questo luogo nevralgico per l’economia del paese.

 

Centro storico di Brasov

 

Il centro storico è un arcobaleno. Ogni edificio e palazzo è tinteggiata con colori accesi e contrastanti: dal verde al giallo, dall’azzurro all’arancione e tutto questo avvicendamento di colorazioni mette allegria e buon umore.

 

Pianura fuori Brasov, all’orizzonte i Monti Carpazi

Il Castello di Bran

Come ultima meta il castello del Conte Dracula, il castello di Bran. Arroccato su di un’altura che sovrasta il paesaggio circostante, ecco finalmente il mio obiettivo. Prima di poter giungere all’entrata dell’edificio, vi è un percorso obbligatorio fra innumerevoli negozi di souvenir di tutti i tipi, quasi una fiera del vampiro.

 

Castello di Bran

 

La nostra guida ci ha preparato alla visita che faremo fra i corridoi, le stanze e tutti i camminamenti del castello, alquanto angusti. La storia di questo edificio, in stile medievale e gotico, realizzato nel XIV secolo per difendere Brasov dai Turchi Ottomani, è legato alla famiglia reale e alla storia della Transilvania.

 

Interno del Castello di Bran

 

In merito a Dracula c’è veramente poco, a parte una stanza delle torture con affissa l’immagine  del re della limitrofa regione della Valacchia, Vlad Tepes III Dracula (1431-1476), passato alla storia come “L’impalatore”. Il castello di Bran è divenuto famoso per l’accurata descrizione che ne fece lo scrittore Stoker che lo usò come residenza di Dracula. Il Ministero della Cultura rumeno ha cavalcato questa rivisitazione letteraria e ne ha fatto uno dei luoghi più ricercati e visitati della Transilvania, rendendo questo luogo mitico come è la figura sanguinaria di Dracula. 

 

Stanza delle torture nel Castello di Bran

 

Non nascondo la grande delusione: è accettabile “la presa in prestito” da un romanzo, ma se si decide di intraprendere un percorso falsamente storico, è doveroso percorrerlo fino in fondo. Manca completamente una presentazione cruenta e tenebrosa del castello. A costo di rendere il tutto assai artificiale, per un turista “assetato di sangue e tortura”, un pochino di fantasia non sarebbe nociva. Senza intaccare la realtà storica del castello, una parte di esso potrebbe essere dedicata esclusivamente alla leggenda. In fondo anche la riscrittura della memoria storica è essa stessa parte della storia e della storiografia.

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