Due dame a passeggio con un soldato austriaco sulla Ponale
C'era una volta... Lifestyle

La vecchia strada del Ponale

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22/08/2020

STORIA DI UN PROGETTO UNICO NEL SUO GENERE!

I tornanti della Ponale chiamati le "zete"

La serie di tornanti chiamati le “zete” del Ponale. (Autore: The Library of Congress from Washington, DC, United States)

L’IDEATORE GIACOMO CIS

Giacomo Cis nacque a Bezzecca nel 1782 da un’agiata famiglia di commercianti. Divenuto adulto, sposò nel 1808 la nobile contessa Gioseffa dei conti Pompeati di Trento. I due non ebbero figli ed è forse anche per questo che egli decise di mettere a disposizione della sua Valle le sue risorse economiche ed imprenditoriali. Nel 1833 divenne così Presidente di un Comitato Stradale nato per riqualificare le strade pericolose ed impraticabili della Valle. Dopo una serie di importanti lavori, egli ritenne necessario creare una via carreggiabile per collegare la sua Valle con Riva del Garda. Basti pensare che al tempo, l’unica via di comunicazione tra i 2 luoghi, era una mulattiera che dal Porto del Ponale risaliva l’omonima Valletta fino a Ledro.

Un’impresa (quasi) impossibile

Questo suo progetto era a detta di molti un’impresa troppo ardita e complessa da realizzare. Tuttavia lui lo portò avanti con ostinata volontà, nonché con cospicue donazioni monetarie. I lavori cominciarono così nel febbraio del 1848. Nell’autunno del 1850, dopo aver perso la moglie e con una salute traballante, Giacomo Cis coronò il suo sogno di percorrere per primo la sua via per poi morire nel 1851, purtroppo poco prima dell’inaugurazione di quella che fu chiamata “Strada del Ponale”. Dalla sua prima apertura, l’ardita opera di Giacomo Cis, viene ricordata ogni 50 anni dalla comunità con una targa commemorativa.

Targa per il 50° anniversario della realizzazione della strada

A sinistra: 1901-50° anniversario apertura strada della Val di Ledro, cartolina, Unione Tip. Lit. – Brescia, viaggiata 1905 – Collezione R. Trenti. A destra: la prima targa commemorativa presente oggi sul sentiero del Ponale.

Unica via di collegamento tra il Trentino e la Lombardia, questa strada fu anche testimone silenzioso della Grande Guerra poiché ubicata proprio su quello che al tempo era il confine Austro – Italiano. 

GLI ANNI DELLA GRANDE GUERRA

Nell’ottobre del 1915 l’esercito italiano conquistò Pregasina avanzando dalla Val di Ledro e circa un anno dopo provò ad avanzare lungo la Ponale in direzione Riva, conquistando così il “trincerone” fino a raggiungere le gallerie dov’era posizionata la Tagliata del Ponale: un complesso sistema di fortificazioni interamente scavato nella roccia del Monte Rocchetta. Fu tuttavia vano ogni tentativo di conquistare la cittadina di Riva, molto ben protetta su ogni fronte (Monte Rocchetta e Monte Baldo). In questa zona si verificarono solo piccoli scontri tra pattuglie e la guerra fu per lo più di posizione.

Soldati davanti alla terza galleria della strada del Ponale durante la Grande Guerra

Soldati austriaci alla terza galleria della Ponale, quella da cui partono le diramazioni del Forte “Tagliata del Ponale”. (Autore: K.u.k. Kriegspressequartier, Lichtbildstelle – Wien)

LA TRASFORMAZIONE DURANTE IL BOOM ECONOMICO

Inizialmente nata come strada sterrata dove percorrevano solo uomini e carri trainati da buoi, dopo la Prima guerra mondiale la Ponale tornò ad essere la principale via di comunicazione tra il Garda e il Ledro.

Vecchia cartolina: uomini a piedi sulla vecchia strada del Ponale

Una vecchia cartolina della strada del Ponale

Molto frequentata da mezzi motorizzati privati, pubblici e postali, negli anni del boom economico ci fu la necessità di adattarla ai tempi moderni. La strada fu così asfaltata negli anni ‘50, dando il via ad un traffico sempre più intenso che coinvolse anche i camion, alcuni persino dotati di rimorchio. Fortunatamente esistono immagini storiche che ci aiutano a capire la metamorfosi di questa strada negli anni. E’ infatti piuttosto difficile per chi oggi percorre il sentiero, immaginare che un tempo era percorso da auto, mezzi pesanti e corriere a doppio senso di marcia.

La vecchia strada del Ponale scavata nella montagna

Una vecchia cartolina della strada del Ponale. (Autore: The Library of Congress from Washington, DC, United States)

Certo la strada era stata asfaltata ma era così stretta (non superava i 5,5 metri di larghezza!) e strapiombante che gli abili autisti del luogo avevano imparato a destreggiarsi in manovre quasi impossibili per altri comuni mortali. Il papà di Stefania, Tiziano Rosa, era uno di loro! Ben diverso era per coloro che la percorrevano la prima volta, spesso terrorizzati dalle insidie nascoste dietro ogni curva e galleria.

Vecchia cartolina: vista lago da una galleria sulla strada del Ponale

Una vecchia cartolina della strada del Ponale: una delle tante gallerie. (Autore: The Library of Congress from Washington, DC, United States)

TESTIMONIANZE

Dal 1977 al 1984, Tiziano Rosa, lavorò come autotrasportatore per una ditta della Valle di Ledro (Dolomite Rosa) e percorse giornalmente la strada del Ponale con il suo camion, impiegando circa 20 minuti da Molina a Riva (con strada libera). Parlando con lui ho scoperto che all’imbocco della strada c’era un divieto per i mezzi con altezza superiore ai 3,80 m, tuttavia non c’era alcuna segnalazione riguardo gli ingombri. Così capitava spesso che molti autisti di mezzi pesanti o autobus che imboccavano la strada per la prima volta, si trovassero in serie difficoltà già dopo qualche curva. Una volta imboccata la strada non c’era più possibilità di manovra fino all’incrocio per Pregasina. L’unica alternativa era quella di percorrerla in retromarcia, ma era riservata solo ai più esperti.

I punti più critici della strada

Il primo punto critico era la terza galleria (quella della Tagliata), al tempo chiamata “galleria del fieno” perché essendo la più bassa era sempre piena di fieno caduto dai camion che scendevano troppo carichi dalla Val di Ledro.

La galleria "del fieno" e la curva dello Sperone

I due punti critici della vecchia strada: la galleria del “fieno” e la curva dello Sperone, come si presentano oggi.

Il secondo punto estremamente critico era la curva a gomito dello Sperone, dove i meno esperti rimanevano letteralmente incastrati, bloccando il traffico in attesa dei soccorsi.

L’abilità degli autisti locali

Certo gli autisti locali sapevano bene come muoversi lungo la strada. Conoscevano a memoria gli orari delle corriere di linea che aspettavano negli slarghi per non intralciare il loro passaggio. Controllavano preventivamente la strada con occhio attento, in modo da potersi fermare nei pochi punti dove era possibile, prima di incrociare altri mezzi ingombranti. Tiziano mi ha raccontato che quando rientrava dalla Gardesana Orientale, allungava lo sguardo verso la Ponale già in prossimità di Malcesine per vedere se c’erano problemi. Come quella volta che salendo da Riva vede un pullman dalle grandi vetrate fermo alla curva dello Sperone e così si ferma ad aspettare. In certi casi era inutile proseguire! Dopo un pò di attesa vede i turisti scendere a piedi lungo la strada, alcuni di loro addirittura feriti dai vetri del pullman andati in frantumi contro la roccia. Il pullman riuscì infine a passare ma i danni furono ingenti. Capitava talvolta di incrociare pullman carichi di turisti che al passaggio del camion applaudivano le mani come succede oggi sugli aerei.

Difficoltà per gli altri autisti

Quando si incrociava qualcuno in difficoltà, bisognava fermarsi, far passare tutte le macchine in coda e trovare qualcuno che fermasse il traffico mentre si facevano le manovre con il camion (il più delle volte in retro). Sarebbe stato possibile risolvere in fretta prendendo il posto degli autisti novelli, ma erano pochi quelli che cedevano il proprio camion ai più esperti per far manovra. Diverso era per gli automobilisti spaventati, “soprattutto donne” dice Tiziano, che cedevano volentieri il proprio volante a chi era più esperto di loro. Qualcuno ci ha perso intere giornate su quella strada e nei casi più disperati con traffico praticamente bloccato, è capitato persino che Tiziano abbia dovuto parcheggiare il suo camion dove possibile e rientrare a casa a piedi, per poi recuperare il camion il giorno seguente, perdendo così un’intera giornata di lavoro.

I racconti di Tiziano Rosa

Durante la nostra chiacchierata Tiziano si lascia trasportare dai ricordi e mi racconta qualche aneddoto che ho ora il piacere di condividere con voi…

Il camionista che impiegò un’intera giornata per risalire la Ponale…

“Una mattina d’estate parto da Molina alle 4:00 del mattino in direzione Modena e quasi in fondo alla strada, prima dell’ultima galleria, incrocio un bilico con i container. Mi fermo e faccio presente all’autista che con quei container non sarebbe riuscito a passare la “galleria del fieno”. Gli consiglio quindi di raggiungere il luogo in cui era diretto (Condino) da Sarche e gli offro il mio aiuto a fare retromarcia. Lui rifiuta ed è deciso a proseguire, quindi anch’io proseguo per la mia strada. Rientro da Modena verso le 11:30 e con un certo stupore lo ritrovo proprio dopo la galleria. Mi fermo per chiedergli come ha fatto a superarla e scopro così che stava aspettando l’ACI per pompare le gomme che aveva sgonfiato al fine di abbassare il camion per poter poi passare. A quel punto avviso l’autista già abbastanza provato, che di lì a poco sarebbe arrivato il peggio: la curva dello Sperone! Io torno a Molina, mangio e faccio un altro carico destinato a Modena. Scendendo lo ritrovo sempre nello stesso punto a pompare le gomme. Intorno alle 22:00 rientro da Modena e raggiunto l’abitato di Molina vedo il camion parcheggiato presso il bar Italia (attuale Locanda 3 Oche). Mi fermo incuriosito a cercare l’autista che ritrovo disperato! Una volta raggiunta la curva dello Sperone ha dovuto far intervenire i Vigili del Fuoco che con una gru hanno scaricato i 3 container più piccoli, facendoli girare a precipizio sul lago per far passare il camion prima di ricaricarli. L’autista mi ha salutato dicendomi che non sarebbe mai più tornato in Val di Ledro.

Una storia assurda…

“Una mattina intorno alle 11:30 stavo salendo verso la Valle e poco prima del bar Belvedere (all’epoca già chiuso!) vedo nello specchietto una Renault Fuego che arriva a tutta velocità e cerca di sorpassarmi. Normalmente si cercava di cedere il passo alle auto, ma in quel punto non avevo possibilità di farla passare, quindi proseguo. L’auto cerca di sorpassarmi in un punto piuttosto stretto, tanto è vero che gratta la fiancata sul muro. A quel punto mi fermo intenzionato a chiedere spiegazioni, ma l’auto procede la sua folle corsa. Dopo circa 10 minuti mi superano anche i vigili a tutta velocità. Soltanto la sera ho scoperto che sulla Fuego c’erano dei banditi in fuga dopo aver fatto un colpo in una banca di Riva. Il loro viaggio è durato poco prima di essere catturati, grazie all’intervento dei Vigili che hanno prontamente bloccato le strade della Valle. Tutt’ora mi chiedo cosa sarebbe potuto succedere se mi fossi fermato come ero intenzionato a fare… avrebbero potuto spararmi…

Il bilico incastrato alla curva dello Sperone…

“Nell’agosto del 1984 stavo percorrendo la Ponale con un amico tedesco a bordo della sua Jeep. Ad un certo punto vedo in lontananza un bilico telonato che avanza piuttosto veloce verso la Valle. Così chiedo al mio amico tedesco di raggiungerlo per bloccarlo prima che sia troppo tardi. Ma il camion procede a velocità elevata e dopo aver rotto i teli in galleria si blocca alla curva dello Sperone. Abbiamo dovuto togliere le centine e disfare il rimorchio per riuscire a farlo passare. L’autista era così spaventato che ho dovuto prendere io il suo posto per fare la manovra. C’è voluta mezza giornata e il camion era distrutto.”

Camion incastrato alla curva dello Sperone

Foto di Tiziano Rosa – Bilico Mercedes francese incastrato alla curva dello Sperone

Quante incredibili avventure…..!
Nonostante le insidie di questa strada (compresa la caduta massi), non si sono mai verificati incidenti mortali perché era una strada a traffico lento. A differenza di quanto accade invece con la Galleria Agnese, aperta al traffico nel 1989 come comoda alternativa alla Ponale. L’unico rammarico di Tiziano è quello di non aver mai scattato foto per documentare la storia della strada. Ma del resto erano altri tempi, mica c’era il cellulare!
E’ stato un vero piacere ascoltare queste storie perché io personalmente non avevo ricordi di quella vecchia strada, pur avendola percorsa più volte in auto insieme al mio papà quando ero piccola.
La strada del Ponale fu definitivamente chiusa al traffico nel 1992, qualche anno dopo l’apertura della galleria Agnese, tutt’ora unica e comoda via di comunicazione tra il Garda e il Ledro.

LA RINASCITA COME SENTIERO

Dopo la chiusura del 1992 la strada del Ponale viene abbandonata a se stessa cadendo in uno stato di degrado generale tra frane e smottamenti.
Nel 1999, alcuni rivani capitanati da importanti associazioni, costituirono il Comitato Giacomo Cis, nato per tutelare e salvaguardare questa strada ricca di storia e di fascino.

Due dame a passeggio con un soldato austriaco sulla Ponale

Due dame a passeggio con un soldato austriaco sulla Ponale. Cartolina, Joh. F. Amonn – Bolzano, ante 1918 – Collezione R. Trenti

Da quel momento, partì un’importante attività di sensibilizzazione attraverso proiezioni storiche e raccolta di firme, per salvaguardare la strada e tutto il suo patrimonio, compresa la Tagliata.
Dopo una serie di grosse frane, alcune che coinvolsero anche la sottostante Gardesana, nell’agosto del 2002 la Giunta provinciale di Trento decise di trasformare l’ex strada del Ponale in sentiero. Il 7 giugno 2004, dopo ben 12 anni di chiusura, la strada del Ponale riprende finalmente vita come sentiero ciclopedonale grazie al grande lavoro svolto dal suo Comitato.

MA LA PONALE NON E’ SOLO STORIA…

Nonostante il fascino storico di questa vecchia strada, il sentiero del Ponale “Giacomo Cis”, oggi è famoso soprattutto per il panorama di rara bellezza che offre a chiunque decida di percorrerlo. Questo bellissimo sentiero oggi è diventato una vera attrazione turistica e conta circa 500.000 passaggi all’anno tra bici e pedoni.
Per maggiori approfondimenti sull’attuale sentiero, vi invito a leggere il mio articolo “Lo spettacolare sentiero ciclopedonale del Ponale! ”.

Vista lago e costa rivana dal sentiero del Ponale

Il sentiero ciclopedonale del Ponale

Ringraziamenti…

Un caloroso GRAZIE a Tiziano Rosa per avermi raccontato un po di aneddoti su questa strada e per la bellissima foto che mi ha permesso di utilizzare per questo articolo.
GRAZIE di cuore anche al Sig. Donato Riccadonna, presidente dell’Associazione Araba Fenice, per avermi concesso di utilizzare alcune meravigliose foto storiche presenti nel bellissimo libro “A picco sul lago” di cui ne è l’autore, insieme al fratello Graziano Riccadonna dell’Associazione Riccardo Pinter.
Qui in zona il libro è andato a ruba! Le sue 144 pagine raccontano la storia di questa strada e contengono ben 200 foto, una più bella dell’altra!
Se anche voi siete affascinati da questo luogo senza tempo come lo sono io, non potete non avere in casa una copia del libro “A PICCO SUL LAGO. Ponal! Uno spettacolo in roccia”. Lo consiglio vivamente a tutti! 😉

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