Muro di "The Wall" e gonfiabili Pink Floyd
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L’imperdibile mostra dedicata ai 50 anni di storia dei Pink Floyd

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18/09/2020

Deviazione Londra…

Nel 2017, stavo programmando il mio viaggio in Scozia con Stefi, quando mi ha proposto di fare una prima tappa a Londra per visitare la mostra “Their Mortal Remains” dedicata ai 50 anni di storia dei Pink Floyd, di cui entrambe siamo fans. Da subito ho pensato che pur trovandoci nel Regno Unito sarebbe stata una lunga deviazione. Tuttavia sono cresciuta con la musica dei Pink Floyd, quindi una mostra del genere non potevo certo perderla! E così il nostro viaggio in Scozia nell’agosto del 2017 si è trasformato in un viaggio on the road negli UK, con prima tappa a Londra: la mia seconda e sempre amatissima “casa”! 

Io in metropolitana a Londra con giornale e cellulare

In metropolitana con giornale e cellulare, in vero stile inglese (foto scattata da Stefi).

Un brunch veloce ma gustoso a South Kensington

Lasciati i bagagli a casa del cugino di Stefi, che ci ha gentilmente ospitate per una notte, abbiamo raggiunto la zona di South Kensington con la metropolitana. Piuttosto affamate, ci siamo infilate in un ristorantino per un brunch veloce prima di raggiungere la mostra, e devo dire che è stata una piacevole sorpresa. Si tratta di un piccolo locale, molto curato e gestito da personale giovane e cortese. Si chiama Muriel’s Kitchen e mi sento di consigliarvelo se mai vi trovaste nei dintorni. Noi abbiamo optato per un piatto unico, sano e gustoso, che abbiamo divorato senza esitazioni, scolando pure un’ottima birra scelta quasi più per il nome che altro: “Comfortably Numb” (giusto per rimanere in tema con la giornata!), che per chi non lo sapesse è il titolo di una canzone dei Pink Floyd.

Birra "Comfortably Numb" e piatto unico

Il nostro brunch presso il ristorante Muriel’s Kitchen.

L’emozionante ingresso presso il prestigioso museo londinese

Soddisfatte del nostro pranzetto, abbiamo raggiunto il prestigioso Victoria & Albert Museum.

L'antico palazzo del Victoria & Albert Museum

Il Victoria & Albert Museum a Londra.

Avevamo già acquistato i biglietti online quindi dopo pochi minuti di attesa, abbiamo finalmente varcato l’ingresso della mostra con l’emozione di due bimbe alle giostre. Ci sono state subito consegnate le cuffie collegate ad un lettore che durante il percorso si sarebbe automaticamente sintonizzato con il contenuto espositivo. “Che figata!” ho subito pensato!
Indosso velocemente le cuffie e alzo il volume, il suono è ottimo e improvvisamente mi sembra di essere a un loro concerto. Da quel momento inizia il mio viaggio musicale nella storia di una band che amo e che purtroppo non ho mai avuto occasione di vedere dal vivo… Ho i brividi per l’emozione e subito mi imbatto nella ricostruzione di un grande simbolo della band: il furgone Bedford con la striscia bianca risalente al 1965, quando i futuri Floyd si chiamavano ancora The Tea Set.

Il furgone Bedford del 1965

Il mitico furgone Bedford del 1965 appartenuto alla band.

Un viaggio musicale e psichedelico attraverso i 50 anni di storia dell’intramontabile e mitica band

Proseguo a ritmo di musica in un corridoio psichedelico decorato con strisce bianche e nere in stile optical art, di gran moda negli anni ‘60 e mi soffermo a guardare posters, foto e copertine di riviste appese ai muri, mentre sopra la mia testa vengono proiettate una serie di bolle colorate. Un po frastornata dal gioco di luci e dalla musica che mi sta letteralmente entrando nelle vene, mi soffermo ad osservare una serie di oggetti, foto e disegni risalenti al primo periodo del gruppo con una parte interamente dedicata a Syd Barrett, fondatore e leader della band anche se solo per due anni.

Stefania nel corridoio psichedelico e poster del'Ufo Club

Stefi nel corridoio psichedelico della mostra. A destra: il poster dell’Ufo Club.

Il primo periodo della band: l’era di Syd Barrett

E’ il 1965 quando l’affascinante artista e ribelle Roger Keith Barrett, (più conosciuto come Syd), si unisce agli altri 4 (Roger Waters, Nick Mason, Richard Wright e Bob Klose) travolgendo le loro vite per sempre. Sarà proprio lui, a trovare un nome per la band, ispirandosi a due bluesman degli anni ‘30: Pink Anderson e Floyd Council. Per un breve periodo si chiameranno “Pink Floyd Sound” e il gruppo sarà formato da 5 elementi, ma Klose lascerà la band poco dopo l’ingresso di Barrett. 
Il nuovo quartetto di Cambridge si trasferisce a Londra, che in quel periodo è in piena rivoluzione psichedelica. I giovani seguono la cultura Hippie e gruppi come i Beatles e i Rolling Stones stanno già riempiendo locali underground come l’UFO Club a Tottenham Court Road, dove i Pink Floyd si esibiranno per la prima volta nel 1966, per poi suonarci stabilmente. 

I primi successi

Nel 1967, dopo l’uscita del primo singolo “Arnold Layne”, il gruppo incide il primo album: “The Piper At The Gates Of Dawn”, per poi partecipare a “Top of the Pops”, dove un Syd assente, eccentrico e ribelle mostrerà i primi sintomi della sua malattia mentale. L’uso massiccio di droghe come l’LSD lo stavano allontanando dalla realtà, tanto che per la band divenne necessario trovare un altro chitarrista. E sarà David Gilmour, un caro amico di Barrett, ad accompagnare occasionalmente nei concerti il gruppo. Il secondo album A Saucerful Of Secret” è l’unico ad includere composizioni registrate sia da Gilmour che da Barrett, il quale offrì solo una collaborazione parziale alla produzione. La canzone “Jugband Blues” è un triste viaggio introspettivo di Syd. Quando l’album fu pubblicato nel 1968, egli era già uscito dalla band, lasciando il suo posto a Gilmour, che nello stesso anno entra ufficialmente a far parte del gruppo.

“Ummagumma”

Ho appena finito di attraversare un breve periodo di storia in cui la band era formata dal cantante e chitarrista Syd Barrett, dal bassista Roger Waters, dal batterista Nick Mason e dal tastierista Richard Wright, quando il mio sguardo viene catturato da una gigantografia della nuova formazione che mi appresto a raggiungere. 

Copertina dell'album Ummagumma, foto, strumenti e spartiti

A sinistra: la gigantografia della copertina dell’album “Ummagumma” dei Pink Floyd. A destra: vetrina contenente il materiale che fa riferimento all’album “Atom Heart Mother”.

E mi soffermo ad osservare quel gran figo di David Gilmour. Con lui il gruppo aveva rimpiazzato il chitarrista ma non il genio compositore di Syd, tanto che  il terzo album del gruppo, “More” (1969),  non ebbe lo stesso successo. Tuttavia, la band sopravviverà a Syd.
La gigantografia che sto osservando, altro non è che la copertina del quarto album: “Ummagumma”. Uscito nel 1969, sarà l’album che li farà conoscere al pubblico, raggiungendo i primi posti delle classifiche. E’ l’inizio della psichedelia, con l’introduzione di effetti sonori che tutt’oggi contraddistinguono questa band! 

“Zabriskie Point”

E’ anche l’inizio delle prime collaborazioni con il cinema. Un’ottima occasione per farsi conoscere fu la composizione della colonna sonora di “Zabriskie Point”. E da quel momento in poi, la musica dei Pink Floyd farà da colonna sonora a moltissimi film.

“The Dark Side Of The Moon”

Proseguo il percorso tra copertine dei primi album, strumenti, spartiti, foto, vestiti e filmati, quando dalle cuffie parte uno dei miei brani preferiti “Money”, dal loro ottavo e famosissimo album “The Dark Side of the Moon” del 1973. 
L’album è tutt’ora uno dei più venduti al mondo ed è diventato un’icona del rock, con il famoso prisma disegnato sulla sua copertina, creata dal fotografo Storm Elvin Thorgerson, che ha curato la grafica di quasi tutte le loro inconfondibili copertine

Copertina album "The dark side of the moon" e batteria di Mason

Il mitico prisma presente sulla copertina dell’album “The Dark Side Of The Moon”. Sotto: io che mi diverto con il mixer e la batteria di Mason decorata con le onde del pittore giapponese Hokusai.

Proseguo la mia visita a ritmo di musica, fino a raggiungere una stanza interamente dedicata al “sound” dove, oltre ad una serie di strumenti appartenuti alla band, trovo un mixer con cui mi diverto ad isolare voci e strumenti del brano (che sta ancora suonando poiché è lungo quasi 7 minuti).

“Wish You Were Here”

Dopo un paio di passi in silenzio, ecco che parte un altro grande brano: “Wish You Were Here”, tratto dal nono e omonimo album del 1975, a cui è dedicata un’intera sezione della mostra.
Un pensiero vola in cielo dalla mia mamma “Chissà quanto le sarebbe piaciuta questa mostra!” e poi penso al mio compagno che è rimasto in Italia, così approfitto per mandargli questa foto:

Allestimento sezione "Wish you were here"

Sezione della mostra dedicata all’album “Wish You Were Here”.

Una canzone di quest’album che adoro è “Shine On You Crazy Diamonds”. Il brano è un inno al “fantasma” sempre presente di Syd, che proprio durante la sua registrazione, si presentò in studio dopo anni. Era irriconoscibile e fu un duro colpo per gli altri, ma questa è forse una delle migliori incisioni dei Pink Floyd! 

Poi mi soffermo davanti alla copertina del decimo album “Animals” del 1977. La famosa centrale elettrica con il maiale gonfiabile che diventerà un’icona della band (lo stesso è stato appeso sul tetto del Victoria & Albert Museum). L’album è un vero e proprio manifesto di Waters contro la civiltà. E per la band è anche l’inizio della sperimentazione di suoni prodotti con oggetti casalinghi.

“The Wall”

Tutta la mia attenzione viene nuovamente catturata quando raggiungo la sezione dedicata al mitico e intramontabile album “The Wall”, l’undicesimo, uscito nel 1979. Una pietra miliare nella storia della band. Dopo il successo di Dark Side Of The Moon, i Pink Floyd iniziarono i primi grandi concerti negli stadi e tutta quella popolarità iniziò a star scomoda a Waters, che per la tournée di quest’album, decise di mettere un muro tra la band e i fans. Fu un tour leggendario! L’allestimento era strepitoso, come del resto lo è anche l’allestimento della mostra: un enorme muro di mattoni e tutta una serie di pupazzi gonfiabili tra cui anche il famoso maiale. 

Allestimento sezione "The Wall" con muro e pupazzi gonfiabili

Sezione della mostra dedicata al mitico e intramontabile album “The Wall”.

Dalle cuffie parte il famosissimo brano “Another Brick In The Wall”. Alzo il volume e un brivido di emozione mi attraversa il corpo, mentre osservo con attenzione ogni singolo reperto di questo settore, che a parer mio è anche uno dei più belli (senza togliere nulla agli altri!).

“The Final Cut”

La parte finale della stessa sala è invece dedicata al loro dodicesimo album “The Final Cut” del 1983. L’unico senza la partecipazione del tastierista Wright che dopo “The Wall” abbandona il gruppo. L’album contiene le canzoni più personali mai scritte prima da Waters, al punto che si potrebbe quasi considerare un album da solista. E’ un disco fuori dal tempo considerando che esce negli anni ‘80, infatti non ebbe molto successo. Non ci fu nessuna tournée e il titolo è forse un presagio di ciò che sarebbe accaduto poco dopo… 
E’ il 1985 quando Waters lascia il gruppo e questo è stato il suo ultimo album. Per lui i Pink Floyd sono finiti ma non per gli altri due componenti, che proseguiranno da soli dopo aver vinto la battaglia legale contro Waters per mantenere il nome della band.

Manichino soldato e parole di Roger Waters

Sezione della mostra dedicata all’album “The Final Cut”.

“A Momentary Lapse of Reason”

Entriamo nel periodo in cui i Pink Floyd diventano un duo, con Gilmour e Mason che producono un altro album con la partecipazione di Richard Wright: “A Momentary Lapse Of Reason” del 1987. E’ il quattordicesimo album, che segna una diversa era della band: quella senza Roger Waters. 
La sala della mostra è allestita con letti appesi al soffitto e alle pareti e la sensazione è quella di trovarsi nella copertina dell’album. 

Copertina album "A Momentary lapse of reason"

La copertina dell’album “A Momentary Lapse Of Reason”

Lo sapevate che per realizzare la copertina sono stati piazzati sulla spiaggia ben 600 pesantissimi letti ospedalieri in ghisa? E forse anche questa copertina non è casuale, quasi ad indicare una sorta di “ricovero” della band dopo Waters. Il tour sarà lunghissimo e pieno di effetti speciali. Il più lungo nella loro carriera (circa 200 spettacoli in tutto il mondo). Una tournée di grande successo che toccherà anche Venezia, con uno spettacolare show su acqua.

Allestimento sala "A Momentary Lapse of Reason"

Sezione della mostra dedicata all’album “A Momentary Lapse Of Reason”.

“A Delicate Sound Of Thunder”

In fondo alla lunga sala, un letto posato a terra con due manichini seduti e con indosso il famoso abito di lampadine, in ricordo dell’album raccolta “A Delicate Sound Of Thunder”

Manichini con vestito di lampadine, seduti sul letto

I manichini con indosso il vestito di lampadine nella sezione della mostra dedicata all’album raccolta “A Delicate Sound Of Thunder”.

Questo sarà anche il titolo di un film che racchiuderà tutti i video girati durante il precedente lunghissimo tour. 
E poi il nulla fino al 1994….

“The Division Bell”

Lascio la sala attraversando una porta e mi ritrovo catapultata nell’album “The Division Bell” del 1994. L’allestimento è strabiliante!!

Allestimento sala "The Division Bell" con le due teste giganti

Sezione della mostra dedicata all’album “The Division Bell”.

Richard Wright è ufficialmente rientrato nella band e tutto il trio collabora per l’album che vedrà un Gilmour particolarmente ispirato. Ora è lui il leader della band! L’album raggiunge la prima posizione delle classifiche inglesi e americane ma sarà l’ultimo album inciso in studio dei Pink Floyd, che ci lasceranno un’eredità musicale di enorme valore.
Soltanto il 2 luglio 2005 la band si riunisce a Londra in occasione del Live 8. Dopo ben 23 anni tornano a suonare insieme nella storica formazione: Waters, Gilmour, Mason e Wright. Questi si abbracceranno alla fine della performance, ma non succederà mai più! Nemmeno al concerto del 10 maggio 2007, organizzato in memoria di Syd, morto il 7 luglio dell’anno prima. 
In quell’occasione ha suonato prima Waters, seguito dal trio.

“The Endless River”

Nel 2008, a soli 65 anni, muore anche Richard Wright, dopo una breve lotta contro un tumore. Con lui si spegne la grande avventura dei Pink Floyd e ogni possibilità di rivedere il quartetto storico unito. Ma la verità è che i Pink Floyd non moriranno mai!!! 
Nello stesso anno si è stimato che il gruppo abbia venduto circa 250 milioni di dischi in tutto il mondo!
Nel 2014 Gilmour e Mason usciranno con un ultimo disco, un tributo a Richard Wright: “The Endless River” a cui è stata dedicata una piccola parte della mostra.

L’ultima sala della mostra è da brividi!

Nell’ultima sala della mostra, un video proiettato sui 3 muri laterali, riproduce proprio quell’incredibile momento in cui la band cantò “Comfortably Numb” ai Live 8! Qui mi sono venuti i brividi!! Amo questa canzone!! Finale top di una mostra straordinaria!!

Immagini tratte dal video del concerto dei Pink Floyd ai Live8

Ultima sala della mostra con proiezione dell’ultima esibizione dei Pink Floyd durante i Live 8 del 2005.

Alla fine del percorso, si trova il classico negozio pieno di cd, t-shirt, e tanti altri gadget della mitica band.

La mia opinione sulla mostra

L’esposizione segue un percorso cronologico nella storia della grande band, tra reperti unici, video spettacolari e ottima musica. Nulla è stato lasciato al caso! Ogni sala si trasforma proprio come si è trasformata la loro carriera negli anni. Purtroppo non è stato facile districarsi tra i tanti visitatori, ed è forse anche per questo che le foto scattate non sono delle migliori, ma il ricordo è ancora vivo nella mia mente! E se anche voi siete fans dei Pink Floyd, o semplicemente amate la musica, allora non potete perderla!! Nel 2018 era a Roma ma mi auguro faccia il giro del mondo, perché merita davvero di essere vista da tutti! Io tornerei a visitarla! 
Se vi interessa, potete tenervi aggiornati sul sito ufficiale.

Un salto veloce agli Abbey Road Studios

Dopo circa 3 ore di full immersion nella storia dei Pink Floyd, Stefi ed io non potevamo certo farci mancare una visita veloce agli Abbey Road Studios, dove i Pink Floyd incidevano i loro album. Ma anche dove incidevano altri cantanti e gruppi famosissimi dell’epoca. Una pietra miliare nella storia della musica.

Palazzina degli Abbey Road Studios

Gli studi di Abbey Road a Londra.

Abbiamo raggiunto Abbey Road in metropolitana e una volta arrivate lì, è stato divertente vedere tutta quella gente attraversare la strada in stile Beatles. Cosa che ovviamente ho fatto anch’io! E devo dire che è stato emozionante attraversare sulle strisce pedonali più famose del mondo

Le strisce pedonali più famose del mondo

Le strisce pedonali più famose del mondo ad Abbey Road (foto scattata da Stefi).

Questo richiamo ai Beatles di fine giornata, mi ha ricordato che l’indomani il nostro viaggio sarebbe continuato in direzione Liverpool, sulle tracce di un altro famosissimo gruppo… 
Ma questa è un’altra storia che vi racconterò prossimamente! 😉

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