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Miss Sarajevo

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10/08/2020

Ho ben pochi ricordi dell’assedio di Sarajevo, benché la sua durata dal 1992 al 1996 non si può considerare minima. Coincideva con i miei anni di liceo, tuttavia nemmeno a scuola si trattava di questo argomento. Fra noi studenti non era un tema dibattuto e credo che la maggior parte di noi manco sapesse dove si trovasse la Bosnia Erzegovina. Nemmeno qualche quesito o riflessione venivano posti dai nostri professori su quanto accadesse a pochi migliaia di chilometri da casa. Non posso, quindi, dire sia un argomento eliminato dal mio “cassetto della memoria”: non c’è proprio mai stato!

 

Giungo a Sarajevo dopo essere stata a godermi spiaggia e sole in Croazia. Inizia ora la mia vacanza ricca di storia, di avvenimenti, di curiosità e di una terra da scoprire. 

Come primo luogo storico, visito il Ponte Latino dove l’Arciduca Francesco Ferdinando venne assassinato e che diede inizio al primo conflitto mondiale; rilevante perché ne ho studiato risvolti e influenze di tale avvenimento, ma non è questo il motivo principale della mia visita. Desidero conoscere e sapere il più possibile di quanto è accaduto in questa città nei primi anni Novanta.

Scegliere un hotel proprio all’interno della città vecchia è stata un’ottima idea. Passeggiando nel mezzo del mercato di Baščaršija mi immergo fin da subito in questo clima multietnico, rendendomi conto fin da subito che questo incontro fra culture è affascinante e pericoloso allo stesso tempo. 

 

La città mi appare subito vivace e variopinta, piena di gente e pure di una buona parte di turisti. Questo è un ottimo segnale perché vuol dire che questa terra così martoriata è riuscita a risorgere dalle proprie ceneri, offrendo la possibilità di farsi conoscere al mondo. 

Mentre si percorrono a piedi le strade e ci si sofferma nelle piazze la curiosità è di cogliere se vi sono ancora resti e rimandi agli anni dell’assedio. Da un primo sguardo superficiale non si nota nulla che possa ricondurre a tale tragico momento, ma da un’osservazione più accurata i primi indizi si fanno ben visibili. Per terra capita spesso di trovare le rose di Sarajevo. Si tratta di macchie di resina di colore rosso vivo che tracciano il luogo dove sono morti i cittadini per colpa di bombe e mortai. 

Rose di Sarajevo

 


Nei pressi dei giardini del Veliki Park vi sono incisi su numerose colonnine i nomi dei circa 1500 bambini uccisi nei quattro anni dell’assedio, per la maggior parte nati negli anni Ottanta. L’orrore di quella guerra etnica è stato di sicuro il coinvolgimento dei civili. E’ stata una guerra contro la popolazione più che fra degli eserciti: la gente, attanagliata nelle case che per sopravvivere aveva pure piantato orti sui balconi e nei giardini pur di non morire di fame, si muoveva nelle strade di Sarajevo con la minaccia costante di essere colpita da un cecchino serbo.

I nomi dei 1500 bambini uccisi – Veliki Park

 

Per comprendere e immedesimarsi a pieno nell’orrore di quei quattro anni, consiglio di partecipare a un tour sui luoghi dell’assedio. Io ho prenotato quello dell’agenzia Spirit. In circa 4 ore abbiamo visitato molti posti simbolo di quei 1425 giorni agghiaccianti.

 

Uno degli luoghi che rimarrà ben impresso nei miei ricordi è la collina dove si svolsero le Olimpiadi invernali del 1984. Credo che il fascino di Trebevic dipenda anche dal romanzo e film “Venuto al mondo” della Mazzantini. Nel racconto si parla di questo periodo così felice di Sarajevo che, grazie alla forza mediatica dei giochi olimpici, si presentava al mondo per la prima volta, in un periodo difficile politicamente a seguito della morte del Maresciallo Tito e della conseguente disgregazione della Jugoslavia. 

Collina di Trebevic

Durante la visita sulla collina abbiamo percorso a piedi un tratto della pista da bob e slittino,  soffermandoci nei punti dove erano ben visibili i fori usati dai cecchini per colpire chi si avvicinasse a questa area. Oggi la pista è arricchita e abbellita da numerosi graffiti colorati che nascondono i buchi degli sniper

 

Pista da bob – Collina di Trebevic

 

Questo mascherare con il colore e il disegno un luogo di morte, è simile alla realizzazione delle rose di resina sull’asfalto. Sarajevo non dimentica, anche se ha girato una delle pagine più tremende della sua storia. La città guarda al futuro senza dimenticare il passato, mantenendo vive le proprie cicatrici lungo le vie e i luoghi simbolo dell’assedio.

 

E’ difficile immedesimarsi in un periodo di guerra, non avendolo mai vissuto in prima persona. 

Nei racconti della nostra guida che ha più o meno la mia età, vi sono molti episodi di rabbia, rancore e sfiducia nel futuro. Ciononostante vi sono stati anche momenti di quasi assoluta normalità.  Fra questi il racconto del concerto degli Iron Maiden, tenutosi nel 1994. La band, i cittadini di Sarajevo: tutti quanti rischiarono la loro vita per un briciolo di normalità e di speranza durante quei tempi orrendi. Cercare di tornare a una sorta di normalità, anche per poche ore, ha permesso a molti abitanti di Sarajevo di trovare la forza per continuare a sperare. 

 

“Miss Sarajevo” è la canzone dei Passengers (gli U2 al completo con l’aggiunta di Brian Eno) che si ispira al concorso di bellezza del 1993 e che venne documentato da Bill Carter, le cui immagini vennero usate per realizzarne la versione video. Rimarrà impresso lo striscione che le miss porteranno sul palco don’t let them kill us”.

Dici che il fiume

Trova la via al mare

E come il fiume

Giungerai a me

Oltre i confini

E le terre assetate

Dici che come fiume

Come fiume

L’amore giungerà

L’amore

E non so più pregare

E nell’amore non so più sperare

E quell’amore non so più aspettare

Miss Sarajevo 

1995 Passengers feat. Luciano Pavarotti

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