Alessandra e Talita alla croce di vetta della ferrata
Attività all'aperto Vie Ferrate

Via ferrata Catinaccio d’Antermoia (Val di Fassa)

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12/02/2021

Erano le 3.30 del 3 agosto 2013 quando Ale e io ci siamo messe in fila davanti alla biglietteria della funivia Catinaccio/Rosengarten a Vigo di Fassa (1382 m). Quella notte gli impianti avevano aperto presto in occasione dell’”Alba delle Dolomiti” (uno dei programmi dell’ormai conosciutissima rassegna I Suoni Delle Dolomiti). Ad esibirsi presso il rifugio Vajolet, c’erano Vinicio Capossela e Psarantoni e la Val di Fassa era stata presa d’assalto da fan e turisti. Credo infatti di non aver mai visto tante persone “assalire” la montagna a quell’ora della notte. C’è voluta un’ora abbondante prima di riuscire a varcare i tornelli della funivia.
Con noi avevamo anche l’attrezzatura da ferrata perchè, per quanto l’idea iniziale fosse stata quella di assistere al concerto, abbiamo poi deciso, in un secondo momento, di affrontare anche la via ferrata Catinaccio d’Antermoia.

Ascesa in notturna

Arrivate alla stazione a monte presso il rifugio Ciampedie (1991 mt), in piena notte, ci siamo trovate nel mezzo di una vera e propria processione di gente. Con tutti i frontalini accesi, sembrava una fiaccolata. E questa immagine bucolica è stata anche piacevole per un po, ma Ale e io non siamo due che amano la montagna “trafficata”, quindi abbiamo iniziato a superare. La processione però era infinita!
Abbiamo raggiunto il rifugio Gardeccia (1947 m) su comoda stradina (sentieri 540 e 546 ) in circa 50 minuti. Poco dopo il rifugio, inizia la vera salita verso il rifugio Vajolet (sempre su sentiero 546). Eravamo sui ghiaioni in mezzo a un fiume di persone quando ha iniziato ad albeggiare. Le prime luci del giorno ci hanno fatto scoprire le splendide cime che ci circondavano e che, pian piano, si coloravano di rosa. Uno spettacolo unico!

Le prime luci del giorno presso i rifugi Preuss e Vajolet

Le prime luci dell’alba presso i rifugi Preuss e Vajolet

“Alba delle Dolomiti” con Vinicio Capossela presso il rifugio Vajolet

Dopo altri circa 45 minuti di cammino abbiamo raggiunto i rifugi Preuss e Vajolet (2243 m), situati in una conca, dove si sarebbe svolto l’evento. Erano circa le 6.00 quando Vinicio ha iniziato a suonare accompagnato dal cantante greco Psarantonis. Ale e io abbiamo assistito alla prima parte dell’esibizione, per poi dirigerci verso l’attacco della ferrata, lasciandoci alle spalle una folla pazzesca di gente. Pare che  abbiano partecipato a quell’evento circa cinquemila persone!

Folla di persone accomodate nella conca del rifugio Vajolet

Folla di gente che assiste all’evento “Alba delle Dolomiti”, con Vinicio Caposella, presso il rifugio Vajolet

Verso l’attacco della ferrata…

Dal rifugio Vajolet (2243 m) abbiamo proseguito sul comodo sentiero 584 che risale la Valle del Vajolet, attorniata da bellissime cime. A chiudere la valle, davanti a noi, il grande massiccio del Catinaccio d’Antermoia: la nostra meta.

La Valle del Vajolet e il Catinaccio d'Antermoia

La Valle del Vajolet e il grande massiccio del Catinaccio d’Antermoia.

Abbiamo così raggiunto il bellissimo rifugio Passo Principe (2601 m), situato nei pressi dell’omonimo Passo, dopo altri circa 45 minuti di cammino. Il piccolo rifugio, riparato dalle rocce, è davvero molto carino e caratteristico. 

Il piccolo rifugio Passo Principe

Il piccolo e bellissimo rifugio Passo Principe situato presso l’omonimo Passo.

Tempo di fare una breve sosta e siamo subito ripartite verso l’attacco della ferrata, che si trova pochi metri dopo il rifugio, seguendo il sentiero 585.

Cartello segnaletico CAI della via ferrata lato ovest

Cartello segnaletico CAI ferrata ovest Catinaccio d’Antermoia – Sentiero 585.

La via ferrata Catinaccio d’Antermoia

L’ascesa sul versante ovest del Catinaccio

Lasciato il rifugio alle spalle, si risale un breve ghiaione fino all’attacco della ferrata. Una volta agganciati i moschettoni, si prosegue lungo un canale che risale diagonalmente il versante ovest del massiccio. Ci si trova poi ad attraversare una cengia abbastanza esposta che mostra una spettacolare veduta “aerea” sul rifugio Passo Principe. 

Veduta area sul rifugio Passo Principe dalla ferrata

Spettacolare vista sul rifugio Passo Principe dalla ferrata ovest del Catinaccio d’Antermoia.

Tramite una scaletta, si supera in discesa una ripida placca, per poi risalire lungo un canale stretto e roccioso. Usciti dal canale ci si trova davanti un panorama spettacolare sulla Valle del Vajolet appena risalita e le splendide cime del Catinaccio, le Torri del Vajolet e la Croda di Re Laurino.

Lungo la ferrata del versante ovest

Eccomi impegnata a risalire il versante ovest del Catinaccio con spettacolare vista sulla Valle del Vajolet e le cime circostanti.

Si prosegue poi arrampicandosi qua e là su comode roccette, per poi salire ripidamente verso la cresta, da me tanto temuta perché completamente priva di cavo metallico, stretta ed esposta. 

Equilibrismi lungo la cresta per raggiungere la croce di vetta

La cresta del Catinaccio d'Antermoia con vista mozzafiato

Ale mentre “attacca” la Cresta del Catinaccio d’Antermoia totalmente priva di protezioni e il panorama mozzafiato sul lago di Antermoia e la Valle del Vajolet.

Penso di aver attraversato la cresta senza mai alzarmi del tutto in piedi, superando dei tratti quasi “gattonando”. Il panorama è stupendo sia a destra che a sinistra ma la cresta è piuttosto esposta e non è semplice guardare giù, anche se ne vale assolutamente la pena! Personalmente ritengo che questo tratto non sia adatto a tutti anche se la ferrata è considerata poco difficile dal CAI. Comunque, superate le mie paure e la cresta, ho raggiunto Ale che era già arrivata alla croce di vetta (m 3004). Il panorama a 360° toglie il fiato per l’incredibile bellezza. Siamo anche state fortunate per aver trovato una giornata limpida che ci ha permesso di vedere tutte le cime circostanti.

Alessandra e Talita presso la croce di vetta del Catinaccio

Con Ale presso la croce di vetta (3004 m) del Catinaccio d’Antermoia.

La discesa dal versante est del Catinaccio

Fatta una breve pausa sul piccolo pianoro dove si erge la croce, ci siamo dirette verso l’altro attacco: quello sul versante est. Per raggiungere l’attacco della ferrata est, è necessario proseguire sulla cresta, sempre priva di appigli, per un breve tratto, fino a raggiungere il cavo metallico. Agganciati i moschettoni, si inizia a scendere su comode roccette. Nulla di complesso ma scendere non è mai come salire e l’esposizione non è da sottovalutare. Tuttavia la vista sul lago di Antermoia è a dir poco stupenda!

Lungo la ferrata del versante est

Ale ed io lungo la panoramica ferrata est del Catinaccio d’Antermoia.

Superata una scaletta, si continua a scendere su comode roccette ma il cavo è presente solo nei punti più esposti. Raggiunta la base del massiccio si scende lungo un ghiaione fino a raggiungere il grande pianoro del Vallone d’Antermoia (2530 m) e la sua piccola perla: il lago di Antermoia.

Il versante est del Catinaccio d'Antermoia

Il versante est del Catinaccio d’Antermoia.

Il lago e il rifugio Antermoia 

Il piccolo lago di Antermoia, incastonato tra le rocce. è la vera perla di questa zona. Numerose sono le leggende ladine che avvolgono di magia questo lago incantato. Questa è quella che più mi ha affascinato…

“La leggenda di Antermoia
narra la storia di Oswald von Wolkenstein, un famoso cantore di Castelvecchio che si era innamorato della bellissima Antermoia, una contadina che si aggirava fra i monti suonando la cetra e parlando con gli animali del bosco. Purtroppo un tragico destino separò i due innamorati e le lacrime di Antermoia riempirono la conca rocciosa, formando così il famoso lago di Antermoia.”

Il bellissimo lago Antermoia incastonato tra le rocce

Il bellissimo lago di Antermoia. Una piccola perla incastonata tra le rocce.

Raggiunta la riva del lago, mi sono tolta scarponi e calzini e ho subito immerso i miei piedi stanchi nelle sue acque fredde per riattivare la circolazione. Abbiamo poi superato la sponda sinistra per raggiungere il rifugio Antermoia, dove abbiamo fatto il pieno di carboidrati con pasta e birra.

Verso il rifugio Antermoia

Verso il rifugio Antermoia.

Varie possibilità per il rientro

Durante il pranzo abbiamo chiesto ad altri escursionisti qualche consiglio per il rientro. Questi ci hanno dato 3 alternative che ora vi riporto:

  1. Tornare verso il massiccio e superare il Passo Principe per tornare all’omonimo rifugio e ripercorrere poi la stessa via dell’andata.
  2. Dirigersi verso il Passo delle Scalette e tramite sentiero attrezzato raggiungere la Valle del Vajolet nei pressi del rifugio Gardeccia.
  3. Scendere a valle, raggiungere l’abitato di Mazzin e prendere poi la navetta fino a Vigo di Fassa.

Stanche dalla levataccia, dai km fatti e dalla ferrata, la terza soluzione ci era sembrata la più soft ma ad oggi non so se rifarei la stessa cosa…

La lunga discesa…

Convinte in quel momento della scelta fatta, ci siamo incamminate sul sentiero 580, lasciandoci alle spalle il rifugio Antermoia e il massiccio del Catinaccio. 

Il massiccio del Catinaccio e il rifugio Antermoia visti dal sentiero 580

Il massiccio del Catinaccio e il rifugio Antermoia alle nostre spalle lungo il sentiero 580.

Raggiunto il Passo de Dona (2516 m) si apre uno splendido panorama verso la verde vallata e in lontananza il Piz Boè (la vetta più alta del Gruppo Sella). Si scende poi fra ghiaia e massi fino a raggiungere i prati sottostanti. Mentre attraversavamo i verdi pascoli semi pianeggianti del PIan da le Gialine, un cartello ci ha finalmente segnalato le tempistiche per Mazzin. Ricordo che non mi ha fatto molto piacere in quel momento leggere 2 ore… HELP! Superato anche il terrazzo erboso di Camerloi il sentiero inizia finalmente a scendere ripidamente con una serie di stretti tornanti verso la Val de Udai

I verdi pascoli del Pian da le Gialine e Camerloi

Lungo il sentiero 580, tra i verdi pascoli del Pian da le Gialine e Camerloi, e la vetta del Piz Boè in lontananza.

Lungo il ripido sentiero 580, si incrocia il torrente Ruf de Antermoia che accompagna gli escursionisti per un lungo tratto, tra ponticelli, cascatelle e l’alta cascata di Socorda. Il sentiero termina su strada forestale che porta comodamente fino all’abitato di Mazzin (1372 m).

Cascata di Socorda

La cascata di Socorda nella Val de Udai.

Divertente rientro a Vigo di Fassa

Giunte finalmente a valle, siamo rimaste spiazzate quando un ragazzo, al quale abbiamo chiesto informazioni, ci ha comunicato che non c’era nessuna navetta e che ci trovavamo a circa 6 km da Vigo di Fassa. Eravamo sfrante, con i piedi in fiamme e le ginocchia doloranti (tenete presente che abbiamo fatto quasi 1900 m di dislivello in discesa!). Dobbiamo avergli fatto pena perché si è offerto di darci un passaggio con la sua auto. Un gesto davvero super apprezzato in quel momento! Ci ha lasciate nei pressi della stazione di servizio alla base del paese. Da lì alla nostra auto ci separavano circa 10 minuti di cammino ma eravamo talmente stanche che ci siamo praticamente arenate sulla panchina del benzinaio. Deve averci scambiate per due pazze! Soprattutto quando gli abbiamo chiesto di chiamarci un taxi per fare 1 km di strada e scattarci una foto per immortalare quell’ indimenticabile momento

Alessandra e Talita sulla panchina della stazione di servizio a Vigo di Fassa

Momento indimenticabile!!! Ale ed io arenate sulla panchina del benzinaio a Vigo di Fassa. TOP!

Le mie considerazioni sulla via ferrata Catinaccio d’Antermoia 

La via ferrata Catinaccio d’Antermoia si svolge in un ambiente unico e dall’enorme interesse paesaggistico, con panorami mozzafiato sulle cime più belle delle Dolomiti. Secondo la scala difficoltà del CAI, questa ferrata è classificata come poco difficile ma, personalmente, non la paragonerei mai alla mia prima via ferrata (quella del Colodri ad Arco), classificata nello stesso modo dal CAI.
E’ vero che i due versanti del massiccio del Catinaccio sono ben attrezzati e non mostrano estreme difficoltà ma l’esposizione non è da sottovalutare. Inoltre attraversare la cresta, particolarmente esposta e totalmente priva di protezioni, non è proprio una passeggiata! Conviene avere almeno un minimo di esperienza e passo sicuro! Se poi si affronta con bambini o principianti, potrebbe essere utile portare una corda per metterli in sicurezza. 

Chi decidesse di fare il nostro sgiro, potrebbe anche considerare la possibilità di trascorrere una notte al rifugio Antermoia perché il percorso è davvero lungo e anche il dislivello, soprattutto in discesa, non è poco. Non dimentichiamoci il famoso detto “La salita era dura ma la discesa faceva paura!”. Non a caso ho perso entrambe le unghie degli alluci in quell’occasione. Comunque tranquilli! Le unghie ricrescono!! 😉


Dati tecnici e info utili per la vostra escursione

 

Scheda tecnica ferrata Catinaccio d'Antermoia

Mappa interattiva del percorso

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