Zona Sacra del Pasubio: il Cogolo Alto e i baraccamenti sottostanti
Attività all'aperto Escursioni

La Zona Sacra del Monte Pasubio

By
on
27/08/2021

La parte sommitale del Monte Pasubio è stata dichiarata Zona Sacra con un Decreto Legge del 29 ottobre 1922. Un riconoscimento che intende identificare i campi di battaglia con il più alto numero di vittime. E, purtroppo, furono migliaia quelle del Monte Pasubio. Era l’alba del 15 maggio 1916, quando l’esercito austro ungarico, nella vana speranza di raggiungere il vicentino, avanzò indisturbato occupando i Monti Zugna e Roite, fino a raggiungere quello che da allora conosciamo come il Dente Austriaco (2203 m). Alcuni battaglioni italiani furono subito chiamati sul Monte Pasubio per far fronte alla “spedizione punitiva austriaca”, più conosciuta come Strafexpedition, che fu solo il primo di una serie di scontri avvenuti durante la Grande Guerra sulla sommità del Pasubio, tanto da renderlo il più alto campo di battaglia su tutta la linea del fronte.

Ci sono diverse possibilità d’accesso alla parte sommitale del Pasubio ma io vi consiglio la suggestiva e famosa Strada delle 52 Gallerie, un percorso dal grande valore storico e paesaggistico.

Porte del Pasubio

La Strada delle 52 Gallerie vi porterà fino alle Porte del Pasubio (m 1928) dove, dal 1921, sorge il rifugio Generale Achille Papa,  ricavato dai ruderi di un ampio baraccamento italiano che durante la guerra veniva chiamato “el milanin”.

Il rifugio Generale Achille Papa visto dalla Strada delle 52 Galleria

Il Rifugio Gen. Achille Papa presso le Porte del Pasubio visto dalla Strada delle 52 Gallerie

Il rifugio è un ottimo punto d’appoggio per chi intende visitare la Zona Sacra poiché questa si estende proprio sopra di esso. Chi ha un buon passo, può fare tutto in giornata ma io vi consiglio di pernottare una notte presso il rifugio. La Strada delle 52 Gallerie richiede circa 3,5h di cammino senza soste ma vi assicuro che ne farete molte perché c’è tanto da vedere. La stessa cosa vale per la Zona Sacra, quindi se volete esplorare ogni angolo nascosto di questo immenso museo a cielo aperto, l’ideale è dedicare al Monte Pasubio almeno 2 giorni. 

La prima volta che ho raggiunto le Porte del Pasubio non avevo idea di cosa avrei trovato lassù. Mi è bastato qualche passo per capire che ci dovevo tornare con più calma. E così è stato, due anni più tardi, quando, con il mio compagno, abbiamo pernottato presso il rifugio per dedicare il giorno seguente alla Zona Sacra del Monte Pasubio.

Lungo lo storico sentiero del tricolore

Per visitare la Zona Sacra vi basterà seguire la bandiera italiana che identifica il Sentiero del Tricolore, delimitato inoltre da 30 cippi sui quali sono riportati i nominativi dei battaglioni che si distinsero durante i combattimenti.

Bandiera italiana e uno dei cippi che segnalano il sentiero del Tricolore

La bandiera italiana che segnala il Sentiero del Tricolore e uno dei 30 cippi che delimitano la Zona Sacra del Pasubio

Trattandosi di un giro ad anello, potete scegliere se percorrerlo in senso orario seguendo il segnavia n. 399 o in senso antiorario seguendo il n. 120. Quest’ultimo è il più gettonato, ecco perché noi abbiamo optato per il secondo. Dal rifugio ci siamo incamminati sulla comoda Strada degli Eroi (sentiero n. 399), costruita tra il 1937 e il 1938 con lo scopo di facilitare l’accesso alla Zona Sacra del Monte Pasubio.

La Strada degli Eroi sul Monte Pasubio

La Strada degli Eroi che sale alle Porte del Pasubio e in alto a destra la Sella dell’Incudine dove siamo diretti.

La strada, lunga circa 10 km, è carreggiabile ed è una comoda alternativa per raggiungere la parte sommitale del Pasubio, soprattutto per chi ha poca confidenza con la montagna. In estate è perfino possibile usufruire di un servizio navetta che dal Passo Pian delle Fugazze vi porterà fino alla Galleria Gen. D’Havet (1800 m – a soli 30 minuti di cammino dal rifugio Papa).

Il Soglio dell’Incudine

Dopo circa 15 minuti di cammino, prima di raggiungere la galleria d’Havet, noi abbiamo deviato a destra, lungo un sentiero identificato dal segnavia n. 398 che si segue fino a raggiungere il Soglio dell’Incudine (m 2114), importante punto d’osservazione durante la Grande Guerra.

Il Soglio dell'Incudine vista dal basso

Foto artistica scattata sotto il Soglio dell’Incudine per la gioia del mio compagno che deve prestarsi a farmi da modello quando mi vengono certe idee! 😉

Qui venne scavata una grande caverna adibita al stoccaggio di munizioni, dotata di una grande cisterna per l’acqua potabile, tutt’ora visibile come il vicino pozzo. Il Soglio dell’Incudine fu inoltre un importante punto di smistamento poiché era fornito da due grandi teleferiche. La prima saliva dal fondovalle, mentre l’altra si dirigeva verso le Porte del Pasubio dove sorgeva la borgata de “el milanin” (attuale rifugio Achille Papa).

Il Soglio dell'Incudine e il Cogolo Alto in lontananza

L’ingresso della caverna scavata sotto il Soglio dell’Incudine e i due pilastri dove arrivava la teleferica. In lontananza la Cima del Cogolo Alto

Proseguendo verso il Cogolo Alto ci siamo imbattuti in un vero e proprio museo denominato “Scaffali della Memoria”. Sono proprio degli scaffali arrugginiti sulle cui mensole si trovano i resti di quella tragedia: barattoli di latta, munizioni, filo spinato e perfino ossa umane.

Scaffali della Memoria sul Monte Pasubio

Gli “Scaffali della Memoria” sul Monte Pasubio

Mi fermo un momento ad osservare, nel silenzio della montagna, mentre un brivido mi attraversa la schiena…

Poco più avanti, uno stretto sentiero ben attrezzato, ci porta su di un piccolo balcone naturale affacciato sulla Val Canale. Le rocce intorno ad esso sono piene di cimeli di guerra. C’è davvero di tutto! Suole di scarpe, elmetti, bombe, ferri di cavallo, ramponi, posate, pentole e molto altro.

Museo di guerra a cielo aperto sul Monte Pasubio

Un piccolo e prezioso museo di guerra a cielo aperto, pieno di significato storico. Una piccola panchina in legno invita i visitatori a fermarsi un momento per riflettere, in silenzio, nel pieno rispetto di tutti coloro che su questa montagna hanno perso la vita.

Dopo aver trascritto il mio pensiero su di un piccolo quaderno, la nostra escursione prosegue lungo il sentiero n. 105 – E5 (sentiero della Pace) in direzione Cogolo Alto.

Il Cogolo Alto

Il Cogolo Alto era conosciuto durante la guerra come Cocuzzolo Meridionale del Palon. Sotto questo “cocuzzolo” sono state scavate numerose caverne in cui erano alloggiate le truppe pronte ad intervenire in caso di attacco austriaco al Dente Italiano (prima linea del fronte). Si trattava di un vero e proprio villaggio chiamato “villaggio Marchisio” (dal nome del Colonnello Pierangelo Marchisio deceduto sull’Isonzo nel 1915). Da qui le truppe raggiungevano Cima Palon percorrendo un camminamento scavato in roccia, al riparo dalle azioni nemiche. Noi invece proseguiamo verso la cima del Cogolo Alto (m 2150), dove troviamo una casa diroccata.

 

La casa diroccata del guardiano della Zona Sacra del Pasubio

I ruderi della casa del guardiano in cima al Cogolo Alto

Questa fu costruita negli anni ‘20 per ospitare il custode della Zona Sacra che aveva il compito di accompagnare i visitatori, talvolta familiari degli ex combattenti, sul campo di battaglia. Oggi ne troviamo solo i ruderi perché il rifugio fu bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre fungeva da ricovero per i partigiani.

Cima Palon e Galleria Generale Papa

Lasciato il Cogolo Alto, ci dirigiamo verso Cima Palon seguendo sempre il segnavia n. 105. Lungo il sentiero sono presenti diverse trincee e il terreno intorno è martoriato da numerosi crateri, più o meno profondi, causati dallo scoppio delle bombe. E’ impressionante!

Il terreno del Pasubio martoriato dalle bombe e Cima Palon

Verso Cima Palon tra trincee ed enormi crateri rimasti dopo lo scoppio delle bombe

Da Cima Palon (m 2236) è possibile vedere l’intero campo di battaglia del Pasubio. La vista spazia a 360° anche sulle cime circostanti che vi sarà facile individuare grazie alle tavole segnaletiche installate.

Cima Palon e ingresso della Galleria Papa

Cima Palon e sotto l’ingresso della Galleria Papa

Sotto la cima, una targa ci indica l’ingresso della Galleria Gen. Papa che, dopo aver acceso il frontalino, ci apprestiamo a percorrere con prudenza. Una scala ci porta in discesa nelle viscere del Palon, dove sono presenti numerose postazioni, ricoveri e serbatoi per l’acqua potabile.

All'interno della Galleria Generale Papa sul Monte Pasubio

All’interno della Galleria Gen. Papa nelle viscere di Cima Palon

Lunga circa 200 m, fu costruita nella primavera del 1917, per consentire alle truppe italiane di raggiungere il Dente Italiano senza essere viste dal nemico. Dopo circa 10 minuti in galleria raggiungiamo l’uscita nei pressi della Selletta Damaggio (m 2175)

Il Dente Italiano

Dalla Selletta Damaggio, il sentiero prosegue verso l’ormai vicino Dente Italiano. Anche qui  troviamo una cisterna per l’acqua potabile. Il Monte Pasubio scarseggia di acqua ma l’esercito italiano ha saputo organizzarsi bene perché le cisterne sono davvero numerose.

Resti di cisterne di acqua potabile nella Zona Sacra del Pasubio

Uscita Galleria Papa e resti di una delle tante cisterne per l’acqua potabile presenti sul Monte Pasubio

Poco dopo la cisterna, ci addentriamo in un’altra galleria che ci porta nelle viscere del Dente dove visitiamo il sistema sotterraneo italiano. Sotto il Dente si trova infatti la Galleria Alta che lo percorre in tutta la sua lunghezza. Più sotto, un sistema di gallerie, si dirama verso la Selletta Damaggio e la Selletta dei Due Denti. 

Nelle viscere del sistema sotterraneo del Dente Italiano

Ingresso al sistema sotterraneo italiano nelle viscere del Dente Italiano (prima linea del fronte durante la Grande Guerra)

All’interno del Dente potevano trovare rifugio ben 500 uomini con tutti i mezzi di sussistenza necessari. Ci vogliono circa 15 minuti in galleria prima di raggiungere l’uscita e, successivamente, la sommità del Dente, anch’essa martoriata dalle bombe. Sulla cima del Dente Italiano (m 2220) una bandiera italiana e una grande croce spiccano nel cielo azzurro. 

Croce e bandiera italiana sulla cima del Dente Italiano

Sulla cima del Dente Italiano da dove si vede bene il vicino Dente Austriaco (foto in basso a destra)

La Selletta dei Due Denti

Ci dirigiamo poi verso la Selletta dei Due Denti (m 2166), che si trova praticamente in mezzo ai due Denti (italiano e austriaco). Per raggiungerla, seguiamo il sentiero che scende lungo la parte settentrionale del Dente Italiano, completamente distrutta da una mina austriaca scoppiata il 13 marzo 1918, quando la guerra di trincea si era ormai trasformata in guerra di mine. I Denti del Pasubio divennero tra il 1916 e la fine della guerra, due fortezze, nonché le due linee più avanzate sui due fronti. Ed è proprio lì,  in mezzo a quelle due grandi fortezze rocciose, che mi accorgo di quanto le linee del fronte fossero incredibilmente vicine.  

Il sentiero sul martoriato Dente Italiano e la targa presso la Selletta dei Due Denti

Discesa per il martoriato versante del Dente Italiano e targa presso la Selletta dei Due Denti

Sotto i Denti vi erano praticamente due città sotterranee. Ed è proprio sottoterra che riprese la guerra dopo il rigido inverno tra il 1916 e 1917, quando i soldati avevano iniziato a scavare gallerie all’interno delle loro fortezze. Il 29 settembre 1917 scoppiò la prima mina austriaca dando inizio ad una lunga guerra di mine che terminò soltanto nel marzo del 1918. Le esplosioni provocarono la morte di centinaia di soldati su entrambi i fronti.

Dalla Selletta dei Due Denti potete continuare a seguire i cippi che delimitano la Zona Sacra, scendendo lungo il sentiero n. 142A che ritorna alle Porte del Pasubio, oppure continuare a seguire il segnavia n. 105 che sale al Dente Austriaco.

Il Dente Austriaco

Noi ovviamente non ci siamo fatti scappare l’occasione di visitare anche il Dente Austriaco. Dalle sue feritoie è ben visibile la distruzione del vicino Dente Italiano. 

Sulla cima del Dente Austriaco dove è ben visibile il martoriato versante settentrionale del Dente Italiano

Sulla cima del Dente Austriaco da dove è ben visibile il martoriato versante del Dente Italiano

Anche il Dente Austriaco nasconde le sue gallerie. Il 6 novembre del 1916 gli austriaci iniziarono gli scavi della Galleria Ellison (dal nome del loro Comandante). Lunga ben 270 m, tagliava diagonalmente il Dente Austriaco, passando sotto la Selletta dei Due Denti, fino ad arrivare sotto il Dente Italiano. E’ proprio là sotto, che il 13 marzo 1918, scoppiò la mina che uccise circa 500 soldati italiani. Il Dente Austriaco era inoltre fornito di cisterna con acqua potabile, energia elettrica, una centrale telefonica e diverse zone ricovero. Sulla cima del Dente (m 2203) si trova una croce eretta in memoria dei Kaiserjäger (cacciatori imperiali), caduti su quella montagna.

La Croce dedicata ai Kaiserjäger sul Dente Austriaco

La croce dedicata ai Kaiserjäger che hanno perso la vita sul Pasubio

Ci lasciamo alle spalle il Dente Austriaco e scendiamo ripidamente verso le Sette Croci del Pasubio, un cimitero dove riposano alcuni soldati. Questo sito, così come il Dente Austriaco, sono stati inseriti nella Zona Sacra del Monte Pasubio solo recentemente.

Le Sette Croci del Pasubio: cimitero di guerra sotto i due Denti

Dietro le Sette Croci del Pasubio i due Denti e l’omonima selletta spiccano nel cielo azzurro (foto in basso a sinistra)

“Di qui non si passa”: il motto delle truppe italiane

Proseguiamo la nostra escursione seguendo ancora il segnavia n. 120 che ci porta alla Chiesetta di Santa Maria del Pasubio (m 2060) eretta nel 1961. Quel giorno (29 luglio 2012) c’era l’inaugurazione di alcuni siti recuperati di recente, come la “Selletta del Comando” e il “Camminamento del Generale Ghersi”, un profondo passaggio sotterraneo che dalla zona della chiesetta arrivava fin sotto il Dente Italiano. 

Chiesetta Santa Maria del Pasubio, Selletta del Comando e camminamento Ghersi

Selletta del Comando, chiesetta Santa Maria del Pasubio e Camminamento Ghersi durante l’inaugurazione del 2012

Continuiamo poi scendendo verso il cimitero della Brigata Liguria, dove, dal 15 agosto 2935, sorge l’Arco Romano, che purtroppo era in fase di restauro, ma fortunatamente l’avevo già visto senza ponteggi. Nei pressi dell’Arco si trova anche il famoso cartello “Di qui non si passa” posto nel 1926 per ricordare una frase della Brigata Liguria. Una semplice frase che divenne anche il motto delle truppe italiane. E in effetti, i soldati austro ungarici, non riuscirono mai ad avanzare, nonostante i molteplici tentativi.

Arco Romano, Cimitero Brigata Liguria e cartello del motto

Nei pressi dell’Arco Romano, il cimitero della Brigata Liguria e il cartello del loro motto

Ancora circa 20 min di cammino e si raggiungono nuovamente le Porte del Pasubio e il rifugio Achille Papa. Qui finisce il giro ad anello della Zona Sacra del Pasubio. Noi, saliti il giorno prima dalla Strada delle 52 Gallerie, siamo rientrati per la comoda Strada degli Scarrubbi. Un’affascinante strada militare di 6 km che in circa 2,5 ore vi riporterà al parcheggio di Bocchetta di Campiglia.

Bellissimo scorcio della Strada degli Scarubbi

Lungo la Strada degli Scarubbi

L’Ossario del Pasubio

Prima di torare a casa, abbiamo concluso la giornata fermandoci al Sacrario militare del Pasubio che spicca sul Colle di Bellavista in zona Passo Pian delle Fugazze. Il Monte Pasubio è la montagna dei 10.000 morti, per quanto il numero dei caduti non possa essere preciso perchè di tanti soldati non si ebbero mai notizie. Le salme di alcuni caduti furono seppellite nei cimiteri a valle, altre furono sepolte lassù, presso i cimiteri di Sette Croci e della Brigata Liguria. Molte salme furono invece raccolte in un unico grande Ossario, posto ai piedi del Pasubio, inaugurato il 29 agosto 1926. Nell’Ossario del Pasubio riposano 5146 caduti italiani (molti dei quali ignoti) e 40 austriaci.

L'Ossario del Pasubio presso il Colle di Bellavista sotto il Monte Pasubio

L’Ossario dal Pasubio

Vorrei esprimere le mie considerazioni sull’ escursione ma questa è una delle poche volte in cui sono senza parole. La Zona Sacra del Pasubio è un luogo che fa tanto riflettere. Durante l’escursione la storia riaffiora, passo dopo passo, mentre le emozioni si fanno più intense. E’ difficile spiegarvi cosa ho provato lassù ma, tra tante montagne, il Pasubio mi è rimasto nel cuore.

Non posso quindi far altro che consigliarvi di visitare questo importante museo a cielo aperto che sicuramente non vi lascerà indifferenti. 

Sono Talita e ho la montagna nel cuore. Se ti è piaciuto questo articolo perché non provi a leggere anche questi?


Dati tecnici e info utili per la vostra escursione

Info e consigli utili per la vostra escursione alla Zona Sacra del PasubioSe hai bisogno di maggiori info o hai piacere di integrare quelle già presenti, scrivimi nei commenti! 😉

Mappa interattiva

TAGS
RELATED POSTS

LEAVE A COMMENT

error: Content is protected !!